Comandate Maggiore 
Giuseppe Rossi
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Commander Giuseppe Rossi
Nato a Carpaneto il 15 maggio 1881
Born May 15 1881 in 
Carpaneto Italy.


Articolo tratto dal giornale: Libertà Lunedì 30 marzo 1987

 

Un Piacentino di Carpaneto Pioniere dell’aria

 

 

A “Pipon” Rossi spuntano le ali

 

Brevetto di pilota n. 27, fu uno dei primi italiani a staccarsi dal suolo con un fragile trabiccolo di legno e tela - L'incidente nel primo volo su Piacenza (marzo 1911) - Due medaglie d'argento in Libia e nella grande guerra

 

Nel 1921 tenne a battesimo il più grande idrovolante del mondo- Messaggi ricevuti da Marconi

 

 

Fra gli uomini che hanno maggiormente dato lustro a Carpaneto (e ben presto passato nel dimenticatoio senza che nemmeno gli sia stata dedicata una via. Il comandante Giuseppe Rossi: «Pipon», è come lo chiamavano familiarmente gli amici. Pioniere dell'aviazione italiana come dimostra il brevetto di pilota d'aeroplano n. 27 rilasciato nel lontano 1910.

 

A quasi trent'anni dalla sua scomparsa sono pochi a ricordarlo: per questo vogliamo rievocare la figura del nostro concittadino cosi famoso 70 anni fa, che raggiunse anche il grado di comandante maggiore dell'aeronautica militare, fu il primo pilota piacentino d'aeroplani e conquistò 11 record italiano di volo con passeggeri. Durante il  conflitto italo-turco del 1911-12 fu il suo biplano Farman a compiere per la prima volta al mondo ricognizioni aeree e voli notturni in territorio nemico. Il nostro Rossi faceva parte di una delle due squadriglie di aerei che parteciparono alla campagna di Libia. Nello stesso periodo fece degli esperimenti di trasmissione: dall'aereo in volo trasmetteva messaggi a terra che venivano ricevuti personalmente da Guglielmo Marconi e vice-versa. 

 


Gabriele D'Annunzio nel suo «Notturno» lo definì «forgiatore d'ali umane». Nel 1921 costruì il più grande idrovolante (allora) del mondo.

Era nato a Carpaneto il 15 maggio 1881 da Giuseppe e Angelica Guardiani; cresce anonimamente in una agiata famiglia borghese giovane esuberante con un fisico atletico, amante dello sport, si dedica alla ginnastica al sollevamento pesi, alla lotta, alla bicicletta. Famosa è rimasta nel 1904 la gara Piacenza-Ponte Taro e ritorno di cento chilometri che furono percorsi da Rossi in tre ore (tener presente le strade e le biciclette di allora), precedendo tutti gli altri concorrenti di oltre dieci minuti.

Passò poi a pilotare le prime automobili, l'attrattiva dei nuovi mezzi meccanici fu forte e lo trasformò in uno dei pionieri del volo. L'occasione gli viene quando l'asso dell'automobilismo Umberto Cagno passa all'aviazione e il nostro «Pipon» lo raggiunge nel capoluogo piemontese e da qui passa alla scuola di Pordenone sotto la guida, prima del francese Cheuret e poi dello stesso Cagno che lo fa brevettare nel 1910.

 

Nel 1911 per le solenni celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia anche Piacenza, “la Primogenita” non vuole rimanere indietro ed un apposito comitato presieduto dall'ing. Bassi, organizza, con il patrocinio della Camera di commercio, una grande manifestazione con tre «giornate d'aviazione» da tenersi nei giorni 25-26-27 marzo. Dietro l'insistente invito del nostro Giuseppe Rossi, diede la sua adesione, in via del tutto eccezionale, anche Umberto Cagno, maestro del Rossi. Per la manifestazione il comitato stesso si era impegnato a versare ai due piloti partecipanti un compenso di quattromila lire, comprese tutte le spese di viaggio e permanenza, oltre alle indennità di trasporto e custodia degli aeroplani stessi.

 

In un clima di grande attesa finalmente 25 marzo, sabato, data della prima giornata aviatoria, di cui furono stampate anche apposite cartoline, piazza Castello raccolse ben presto una grande folla composta da una moltitudine di persone affluite dalla provincia usufruendo di tariffe speciali sulle corse tranviarie supplementari appositamente istituite. Per salutare il compaesano Giuseppe Rossi, riportano i giornali di allora: «Carpaneto è venuta a Piacenza quasi tutta, con il sindaco dotto Riccardo Scotti».

 

I due apparecchi Farman, enormi farfalloni di tela, legno, fili e tubi, il tutto poggiante su quattro ruote da bicicletta, sono pronti. Purtroppo le condizioni atmosferiche decisamente avverse minacciano di annullare la manifestazione: verso le ore 18, approfittando di una schiarita Cagno si alza in volo per un breve tratto ed atterra fuori dalle mura. Il giorno seguente Cagno si alza in volo e compie un rapido volteggio sul campo nel ventoso pomeriggio domenicale.

 

Rossi monta sul suo Farman e dopo aver percorso traballando piazza Castello con il motore spinto al massimo dei giri, si solleva lentamente nonostante l'accanirsi del maltempo dispettoso. L'apparecchio avversato dal ventaccio si alza di una cinquantina di metri, ma una più forte raffica di vento lo fa oscillare paurosamente e nonostante gli sforzi del pilota devia e sfiora un edificio poi urta con l'estremità di un 'ala il tetto della Direzione d' Artiglieria, precipitando al suolo con rumore.

 

Lo sfortunato pilota è estratto dai rottami con una ferita al piede destro che lo costringerà ad alcuni giorni d'inattività. Più tardi all' hotel «San Marco>> il pilota riceverà l'abbraccio del sindaco di Carpaneto, conte Scotti che gli consegna una medaglia d'oro a nome di tutti i carpanetesi (costata al comune la somma di lire cento, come risulta dalla fattura dell'orefice piacentino Luigi Ferrini). A causa del perdurare del maltempo la grande manifestazione aviatoria, per la quale furono stampate delle cartoline ricordo, viene spostata ai primi due giorni di aprile.

 

Nell'autunno dello stesso 1911 parte volontario come pilota sul fronte libico nella guerra italo-turca e portandosi 11 capitano Montù come osservatore, effettua i primissimi voli notturni e di osservazioni aeree in territorio nemico. Per queste azioni si guadagna una medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: “Pilotando l’aeroplano sugli accampamenti nemici, continuò, malgrado il fuoco, il suo viaggio, dando modo al suo capitano di effettuare il lancio di una granata che produsse lo scompiglio nel campo nemico. Tobruck, 31 gennaio 1912”.

 

Ed è sempre Rossi con 11 suo fedele Farman a Tobruk a compiere i primi esperimenti di telegrafi senza fili, ricevuti a terra dallo stesso Guglielmo Marconi.

 

In occasione delle feste ferragostane del 1912, visto il successo dell'anno precedente, vennero organizzati due giorni di manifestazioni aeree con la partecipazione degli aviatori Giuseppe Rossi e Romolo Manissero. Dopo aver volato in lungo e in largo sopra Piacenza, il Rossi con il suo aereo si diresse verso la nativa Carpaneto.
 



Ma lasciamo la parola al cronista dell'epoca: “Il viaggio a Carpaneto riusciva felicemente: l'aereo roteava più volte sopra il centro abitato e tutti gli abitanti appena avvistatatelo si riversarono sulle piazze e sulle vie, acclamando il concittadino aviatore. Rossi compiva diversi giri sopra il paese abbassandosi fino a cento metri. Mentre stava passando sopra la casa abitata dalla sua famiglia, egli veniva scorto e riconosciuto da una sorella che, richiamata dalle grida della folla, era accorsa alla finestra. La signorina, allora, gridava alla madre intenta a preparare il pranzo: "Mamma, mamma, corri, arriva Peppino". La signora si precipitò alla finestra, mentre sulla strada passava un'automobile, puntò lo sguardo verso quella, cercando il figlio! Peppino, invece, dall'alto, mandava saluti e baci con la mano. A tal sorpresa la signora, che vedeva per la prima volta il figlio volare, venne colta da un tremito, che si tramutò in una crisi di dirotto pianto. Rossi s'innalzava ancora a 500 metri, scomparendo verso Piacenza, dove esegui un applaudito atterraggio.

 

Nella guerra 1915-18 gli viene: affidato il comando della Scuola di idroaviazione di Taranto e proprio nelle acque di questa importantissima base l'idrovolante di Rossi affonda nel 1916 un sottomarino tedesco guadagnandosi una medaglia d'argento al valor militare.

 

La piazzaforte di Taranto era comandata dal Duca degli Abruzzi che in più occasioni tributò al Rossi calorosi elogi. Pilotando sempre un idrovolante con a bordo Arturo Ciano prese parte, al bombardamento di Parenzo. Giuseppe Rossi ha avuto molti allievi al quali ha insegnato a volare: tra i più famosi il trasvolatore atlantico De Pinedo, il principe Ajmone di Savoia poi duca d' Aosta e il conte di Robilant.


Sempre nel 1916 Umberto di Savoia, principe ereditario dopo aver visitato la flotta ormeggiata nella rada di Bari volle sorvolare le navi su un idrovolante pilotato da Rossi. Il giovane principe rimase talmente soddisfatto dell'esperienza che regalò al pilota piacentino una spilla con brillanti sormontata dalle insegne sabaude.

 

Il nostro Rossi rimase attaccato agli idrovolanti anche a guerra finita e continuò a lavorare su questi apparecchi. Nel 1921 presentò il gigantesco idrovolante quadrimotore, il più grosso del mondo di allora, nel volo di prova del 24 luglio: partendo da Ostia con dieci persone a bordo e tonnellate di materiale raggiunse felicemente Anzio.  Fra i passeggeri vi era Gigi Pastogi, inviato del giornale «L’Idea Nazionale» che fece un resoconto molto dettagliato che mostra tuttora un notevole valore documentario:  “L'apparecchio è dovuto a Giuseppe Rossi, uno dei nostri principi dellaria. Fatto nella mattinata un volo di prova di 40 minuti girando fra Castel Porziano e Fregane, il prudente purché abilissimo Giuseppe Rossi giudicò di potersi allontanarsi dalla base e fu deciso darrivare ad Anzio per la rinfrescata. Sull’apparecchio ancora nudo come un atleta, vi erano già 700 chilogrammi di zavorra e 400 fra benzina, olio e acqua.

 

Imbarcate dieci persone, il grosso scafo lascia le acque del Tevere alle ore 16:30, vira sopra il faro, prende quota al rombo dei quattro motori, alle 16:33 sfila velocemente Ostia, il regale broccato della pineta di Castel Porziano, Pratica di Mare ed e’ al traverso di Nettuno alle 16:55.

 

La velocità media effettiva e’ stata, dunque, di 179 chilometri l’ora, coi motori a poco più di mezza potenza, poiché Rossi vuole arrivare solo per gradi ad esigere dal bestione volante tutto lo sforzo.

 

La navigazione, come la felicità, non ha storia. Unico episodio saliente: Rossi a due riprese alza le mani e le espone con eleganza per parecchi minuti al bagno d'aria. Ciò significa che per parecchi minuti il velivolo procede affidato soltanto alle sue meravigliose doti di equilibrio e di stabilità ed ogni minuto sono 2.140 metri percorsi. L'apparecchio fu deposto delicatamente dal tatto quasi intuitivo di Rossi nel porticciolo di Anzio, come se pesasse sette etti e non sette tonnellate. Successo trionfale: tutta la popolazione balneare accorre sui moli, nelle barche, a nuoto per vedere il più importante idrovolante del mondo. Concludeva Gigi Pastogi, “uno strumento formidabile per la nostra espansione aerea, non è facile averne uno eguale ma è impossibile averne uno migliore, almeno oggi. Sarebbe peccato se anche questo, come tanti altri, ci si arrugginisse fra le mani per mancanza di fede”. Questo grande velivolo dallapertura alare di 31 metri, lunghezza 19 metri, peso a vuoto 6.000 kg., a piano carico 11.000 kg., velocità massima con quattro motori da 1.800 HP cadauno, 200 km. orari, decollava in 500-700 metri, ammaraggio in 200 metri.

 

Rossi si trasferì poi definitivamente a Bracciano ove apri una grande officina per aerei di ogni tipo per la aeronautica sia militare sia civile: prima delle consegne dei mezzi revisionati li collaudava di persona. La figlia Ala Franca, che vive a Cannes, ricorda nel nome la passione per il volo ed il  carattere aperto e leale del padre il quale tornò per l'ultima volta nella terra natia nel dicembre del 1956, per incontrarsi con amici.

Dalla fine del mese di marzo del 1957 le sue spoglie riposano nel cimitero di Carpaneto.

 

Articolo scritto da Pietro Freghieri per le La Libertà pubblicato il Lunedì 30 Marzo 1987

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English Summary Page



As a young man he practiced numerous sports such as gymnastics, weight lifting, boxing and cycling. In fact, the 100 kilometer provincial championship race which ran from Piacenza[1] to Ponte Taro and back was considered truly legendary since Giuseppe Rossi beat his opponents by more than 10 whole minutes to win the race. He later moved up to racing motorcycles and automobiles where he came to know Umberto Cagno a racing and aviator ace. “Pippon” (friends and family gave Giuseppe Rossi this nickname) could not be sheltered from this strong fascination for airplanes. So he enrolled in the aviation school of Pordenone[2]  and one of the airplane pilots was indeed Umberto Cagno and it turned out that they would fly together for many years to come.

Giuseppe Rossi would brilliantly pass all of his pilot exams which on October 10, 1910, allowed him on to earn his pilot license; No. 27. Giuseppe Rossi would brilliantly pass all of his pilot exams which on October 10, 1910, allowed him on to earn his pilot license; No. 27. The following two years turned out to be very busy for Giuseppe Rossi. Between 1911 and 1912 Giuseppe Rossi would fly both in the skies of Piacenza as well as the skies of Africa.

 

At the end of March 1911, during the festivities to celebrated the 50 years of the unification of Italy, the City of Piacenzahosted an event called “Giornate di aviazione”. Present at the event were the President of the “Aviation Committee” Vittorio Bassi, the secretary Riccardo Scotti Douglas, the Mayor of Carpaneto, the members of the Chamber of Commerce of Piacenza as well as the members of the City of Piacenza. The event proved to be very popular and many people from the surrounding areas came to see the brave pilots fly the skies. In order to properly commemorate the event postcards were printed. Two of the pilots that partook in the event were the two friends, Umberto Cagno and Giuseppe Rossi. Unfortunately mother nature was not very collaborative and during the 5 day event there were very strong winds. During one of Giuseppe Rossi’s flying maneuvers the strong wind caused him to crash as it was reported by a local newspaper. “A strong gush of wind cause the airplane of Giuseppe Rossi to dangerously oscillate and notwithstanding the brave attempts of its pilot, caused it to hit the top of a building and later with the wing of the plane it clipped the roof of Armory Building. This caused the plane to go crashing to the ground seriously injuring pilot Rossi to his right foot. The Mayor of Carpaneto, Count Scotti, later went to visit pilot Rossi at the “Hotel San Marco” where his was recovering in order to embrace him and wish him well to a full and speedy recovery. In addition to his personal wishes, Count Scotti also awarded Giuseppe Rossi with the Gold Medal of the Interior Ministers of Industry and Commerce as well as the Gold Medal on behalf of the City ofCarpaneto for his valiant performance during the event of the aviation days “Giornate di aviazione”.

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